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lunedì 9 agosto 2010

...e lui vorrebbe chiedere come si fa......

...e andare dove non c'è mai nessuno che ti sputa contro
e ti vuol mettere nei guai.....

Chicco e Spillo
Samuele Bersani




Chicco ha una cicatrice sulla faccia
sta con suo fratello che si fa chiamare Spillo
e sanno già sparare come dei cowboy
Chicco prova al sole di scaldarsi l cucchiaino
Spillo sta rubando un altro motorino
il maresciallo guarda l'Italia dentro un bar
Vecchi materassi, copertoni, lavandini, cessi rotti
cazzi disegnati sul palazzo del cornuto
gli africani alla stazione, l'avvocato del barbiere
ancora un altro film di Alberto Sordi alla televisione
Chicco è a casa con la faccia sulla radio
che trasmette la rubrica dei consigli
e lui vorrebbe chiedere come si fa
a fare una rapina in una banca
e a scappare senza che si slaccino le scarpe
e andare dove non c'è mai nessuno che ti sputa contro
e ti vuol mettere nei guai
Tubi di cemento, scatoloni, pannolini
sacchi d'immondizia messi come pali dai bambini
l'ambulanza della Croce Rossa, c'è qualcuno che sta male
il prete prepara la chiesa per il funerale
Spillo ha chiuso la felicità in un fazzoletto
ma si è seccata in un secondo benedetto
"Pronto chi parla ?"
"Sono Chicco, vieni qua, che questa volta è proprio quella buona,
basta un cacciavite per entrare in paradiso..."
"Un cacciavite ? ! ? Aspettami, che arrivo...
prendo il motorino e in un minuto sono lì"
"Ma ti rendi conto quanti sono questi soldi
e come è stato facile rubarli ?
Finalmente ci possiamo comperare quello che ci pare,
spiegami perché non parli..."
"Lascia stare, sta un po' zitto, non ho voglia di parlare,
manca poco, abbiam finito e andiamo via...
Scappa, presto non fermarti, corri - cazzo - non voltarti
la sirena è quella della polizia..."
Chicco e Spillo saltano come due gatti sulla sella
e schizzano tuttamanetta
"Figli di puttana! Non ci prenderete mai !"
"Guarda che casino, guarda dove vai a finire, ho anche freddo
e ho paura di morire : STAI ATTENTO ! STAI ATTENTO !
FRENA ! CIAO !

sabato 7 agosto 2010

Felicità

dichiarata fac-simile...

Chiedimi se sono felice - Samuele Bersani




Felicità
improvvisa vertigine
illusione ottica
occasione da prendere
parcheggiala
senza frecce o triangolo
tutti dormono già
e si é spento il semaforo
Ieri a te
oggi io sono il prossimo
quanto durerà
io lo chiedo agli altri ma
si vede che
c'era un filo invisibile
se n'è andata via
resta la scenografia
Felicità,
ricordare é un pericolo
come si elimina
un quintale di fosforo?.
E infatti, infatti non dimentico
la mia fotografia
e l'amore se non ce l'ho
Ripeterei tutto quello che è passato
comprese le tue bugie
perché le scoprirei molto prima e senza aiuto
Precipita
dallo spazio un giocattolo
di alta robotica
è il futuro fantastico
Ripeterei tutto quello che m'hai dato
comprese le tue bugie
perché le scoprirei molto prima e senza aiuto
Felicità
dichiarata fac-simile
dal giudizio che ha
rilasciato un orefice
quella vera sarà
senza un graffio di ruggine.

venerdì 21 maggio 2010

Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo.....




"Giudizi Universali" Samuele Bersani





Troppo cerebrale per capire che si può star bene
senza
complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l'aquilone, togli la ragione e lasciami sognare, lasciami
sognare in pace
Liberi com'eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e andare fuori come Mastroianni
anni fa,
come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
calpestare il cuore
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole
Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini
per scivolare meglio sopra l'odio
Torre di controllo, aiuto, sto finendo l'aria dentro al serbatoio
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c'è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più...
Vuoti di memoria, non c'è posto per tenere insieme tutte le
puntate di una storia
piccolissimo particolare, ti ho perduto senza cattiveria
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l'aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace
Libero com'ero stato ieri ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori
come Mastroianni anni fa, sono una nuvola, fra poco pioverà
e non c'è niente che mi sposta o vento che mi sposterà
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c'è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più, non ci sei più, non ci sei...

domenica 7 febbraio 2010

le mie parole samuele bersani

Quanto e quale potere hanno le parole? Ve lo siete mai domandato?
C'è una grande differenza tra parole scritte e parole pronunciate. Entrambe sono molto efficaci e l'effetto che producono può essere molto differente.
Come dice il testo della canzone ci sono parole che sembrano "sassi, precisi e aguzzi" oppure "gocce preziose". Parole che possono illuminarci come "lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato" oppure come "frecce infuocate".
A volte sono "note stonate, sul foglio capitate per sbaglio".
Che magico potere hanno le parole!!!
A volte ci capita di non saper usare l'enorme quantità di parole esistenti sulla faccia della terra.
Esistono infinite parole apparentemente inoffensive e invece improvvisamente una volta pronunciate ecco che si librano nell'aria per seguire un percorso diverso da quello da noi previsto .
Chi può dire in questa vita di non aver mai detto una parola di troppo o pronunciato parole mai dette prima?
Nel bene o nel male le parole una volta pronunciate spariscono e quello che rimane sono le emozioni.
Quante cose si potrebbero dire ancora ma per il momento mi fermo qua.

Testo

Le mie parole sono sassi, precisi e aguzzi,
pronti da scagliare,
su facce vulnerabili e indifese,
sono nuvole sospese, gonfie di sottintesi,
che accendono negli occhi infinite attese
sono gocce preziose, indimenticate,
a lungo spasimate e poi centellinate,
sono frecce infuocate
che il vento o la fortuna sanno indirizzare

Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato,
un viso sordo e muto che l'amore ha illuminato,
sono foglie cadute, promesse dovute,
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate
sono note stonate, sul foglio capitate per sbaglio,
tracciate e poi dimenticate,
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire,
lo ammetto

RIT.
strette tra i denti,
passate, ricorrenti,
inaspettate, sentite o sognate…

Le mie parole son capriole, palle di neve al sole,
razzi incandescenti prima di scoppiare,
sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare,
piccoli divieti a cui disobbedire,
sono andate a dormire, sorprese da un dolore profondo
che non mi riesce di spiegare
fanno come gli pare, si perdono al buio
per poi continuare

Sono notti interminate, scoppi di risate,
facce sovraesposte per il troppo sole,
sono questo le parole,
dolci o rancorose, piene di rispetto oppure indecorose
Sono mio padre e mia madre,
un bacio a testa prima del sonno un altro prima di partire,
le parole che ho detto, e chissà quante ancora
devono venire…

RIT.
strette tra i denti
risparmiano i presenti,
immaginate, sentite o sognate,
spade, fendenti,
al buio sospirate, perdonate,
da un palmo soffiate

Irene

 

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