Ma guarda quante stelle questa sera fino alla linea curva d' orizzonte, ellissi cieca e sorda del mistero là dietro al monte: si fingono animali favolosi, pescatori che lanciano le reti, re barbari o cavalli corridori lungo i pianeti e sembrano invitarci da lontano per svelarci il mistero delle cose o spiegarci che sempre camminiamo fra morte e rose o confonderci tutto e ricordarci che siamo poco o che non siamo niente e che è solo un pulsare illimitato, ma indifferente. Ma guarda quante stelle su nel cielo sparse in incalcolabile cammino: tu credi che disegnino la traccia del destino? E che la nostra vita resti appesa a un nastro tenue di costellazioni per stringerci in un laccio e regalarci sogni e visioni, tutto sia scritto in chiavi misteriose, effemeridi che guidano ogni azione, lasciandoci soltanto il vano filtro dell' illusione e che l' ambiguo segno dei Gemelli governi il corso della mia stagione scontrandosi e incontrandosi nel cielo dello Scorpione ? Ma guarda quante stelle incastonate: che senso avranno mai, che senso abbiamo? Sembrano dirci in questa fine estate: siamo e non siamo e che corriamo come il Sagittario tirando frecce a simboli bastardi, antiche bestie, errore visionario, segni bugiardi. C' erano ancora prima del respiro, ci saranno alla nostra dipartita, forse fanno ballare appesa a un filo la nostra vita e in tutto quel chiarore sterminato, dove ogni lontananza si disperde, guardando quel silenzio smisurato l' uomo... si perde..
più nulla?
Non siamo una strada né malinconia,
un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita,
non siamo né un giorno né vita...
Quello che non - Francesco Guccini
La vedi nel cielo quell' alta pressione,
la senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d'un fiato
che il dio dell' inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano?
Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova,
ma il senso del vero non trova?
Lo senti il perchè di cortili bagnati,
di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite,
di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente?
Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato,
stagione, cortile od un prato...
Conosci l'odore di strade deserte
che portano a vecchie scoperte,
e a nafta, telai, ciminiere corrose,
a periferie misteriose,
e a rotaie implacabili per nessun dove,
a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse
e i sedili di un'ex terza classe?
L'angoscia che dà una pianura infinita?
Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque,
di una sponda brulla?
Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia,
un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita,
non siamo né un giorno né vita...
Non siamo la polvere di un angolo tetro,
né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano,
non siamo, non siamo, non siamo...
Si fa a strisce il cielo e quell'alta pressione
è un film di seconda visione,
è l'urlo di sempre che dice pian piano:
"Non siamo, non siamo, non siamo..."
........uno stupendo animale che appartiene alla famiglia dei camelidi, dotato di grande intelligenza, grande memoria e curiosità, uno stupendo esemplare di "Lama" ed ho pensato:
" Oh! Ma come è bello il Lama....con quel suo musetto a punta,
con quella sua grande testa che spunta sopra uno slanciato ed enorme collo,
con quelle sue due lunghe e sottili zampe e con quella sua lunga e morbida pelliccia lanosa".......
poi il mio adorato "lama" mi ha sputato in un occhio ed io ho cambiato idea..
(Irene da "Storie ed altre storie improbabili" )
La Genesi
Francesco Guccini
Una canzone molto più... più seria e più impegnata, oserei dire impegnatissima, una canzone che
mi è stata ispirata, a me succede poche volte, però questa canzone mi è stata ispirata
direttamente dall'alto. Ero lì, nel mio candido lettino... e ho sentito una voce che diceva "Francesco",
dico "socc..., chi è?"... dico "eh?", diceeeeee "svegliati sono il tuo Dio." E allora così, in questo modo sollecitato, ho pensato di, di... fare un' opera musicale colossale e mettere in musica l'Antico Testamento. Per ora sono riuscito a fare soltanto la Genesi... che è la vera storia della creazione del mondo...
Per capire la nostra storia bisogna farsi ad un tempo remoto:
c'era un vecchio con la barba bianca, lui, la sua barba, ed il resto era vuoto.
Voi capirete che in tale frangente quel vecchio solo lassù si annoiava,
si aggiunga a questo che, inspiegabilmente, nessuno aveva la T.V. inventata...
Beh, poco male, pensò il vecchio un giorno, a questo affare ci penserò io:
sembra impossibil, ma in roba del genere, modestia a parte, ci so far da Dio!
"Dixit", ma poi toccò un filo scoperto, prese la scossa, ci fu un gran boato:
come T.V. non valeva un bel niente, ma l' Universo era stato creato...
Come son bravo che, a tempo perso, ti ho creato l'Universo!
Non mi sembra per niente male, sono davvero un tipo geniale!
"Zitto, Lucifero, non disturbare, non stare sempre qui a criticare!
Beh sì, lo ammetto, sarà un po' buio, ma non dir più che non si vede un tubo!"
"Che sono parolacce che non sopporto!", disse il vecchio a Lucifero. "E poi se c'è una cosa e un'altra che non posso sopportare sono i criticoni: fattelo te l' Universo se sei capace! Che me at dig un quel... disse il ve..." Era d' antica origine modenese da parte di madre il ve... "Io parlo chiaro: pane al pane, vino al vino, anzi vin santo al vin santo. Sono buono e bravo, ma se mi prendono i cinque secoli me at sbat a l' inferen, com'è vero Dio!"
Ma poi volando sull' acqua stagnante e sopra i mari di quell' Universo,
mentre pensava se stesso pensante in mezzo a quel buio si sentì un po' perso.
Sbattè le gambe su un mucchio di ghiaia dopo una tragica caduta in mare,
quando andò a sbattere sull' Himalaya il colpo gli fece persino un po' male...
Fece crollare anche un gran continente soltanto urtandolo un poco col piede:
si consolò che non c'era ancor gente e che non gli era venuto poi bene.
Ma quando il buio gli fece impressione, disse, facendosi in viso un po' truce:
"diavol d' un angelo, avevi ragione! Si chiami l' Enel, sia fatta la luce!"
Commutatori, trasformatori, dighe idroelettriche e isolatori,
turbine, dinamo e transistori per mille impianti di riflettori,
albe ed aurore fin boreali, giorni e tramonti fin tropicali.
"Fate mo' bene che non bado a spese, tanto ho lo sconto alla fine del mese..."
"Te Lucifero non ti devi interessare come faccio ad avere io lo sconto alla fine del mese. Ma cosa vuol dire corruzione, una mano lava l' altra, come si dice; vuoi che uno nella mia posizione non conosca nessuno? Però intanto, ragazzi, andateci piano perchè la bolletta la portano a me. M' avete lasciato accesa la luce al polo sei mesi, sei mesi, no, sei mesi! Grazie, c'era freddo, i surgelati li debbo pur tenere da qualche parte! Adesso la tenete spenta sei mesi come ... e poi quei ragazzi lì, come si chiamano quei ragazzini che vanno in giro con quella cosa? Aureola si chiama? No no, am pies menga, no no no, ragazzi quelle cose li, io vi invento il peccato di superbia e vi frego tutti eh, adesso ve lo dico, bisogna guadagnarsele... a parte il fatto che non mi adorate abbastanza... no no no Lucifero, è inutile che tu mi chiedi scusa: adorare significa non dovere mai dire mi dispiace! Tientelo in mente... Voi, ecco, io vi do ogni dieci atti di adorazione vi do un buono, ogni dieci buoni voi mandate la cartolina che il 6 gennaio... che poi ci ho tutta un'altra idea in testa per la... facciamo Aureolissima che è una festa che mi sembra molto bella. Piuttosto Lucifero, non sgamare, vieni qua ragazzo... Com' è, mi hanno detto che hai stampato un libro... Il Libretto Rosso dei Pensieri di... oh, bella roba il libretto rosso dei pensieri di Lucifero! Ragazzi mi spiace... ma cosa vuol dire di sinistra, di sinistra... non sono un socialdemocratico anch' io? avanti al centro contro gli opposti estremismi! ...eh ma, ...no no no, non ci siamo mica qua: se c' è uno che può pensare anzitutto sono io ... e non tirare mica in ballo mio figlio, quel capellone, con tutti i sacrifici che ho fatto... per me lui lì finisce male... ah me, me a tal deg ... finisce male. E attento che te e lui, io ho delle soluzioni per voi che non vi piaceranno, per Dio! E non guardarmi male che qui dentro "per Dio" lo dico come e quando mi pare!"
Ma fatta la luce ci vide più chiaro: là nello spazio girava una palla.
Restò pensoso e gli parve un po' strano, ma scosse il capo: chi non fa non falla.
Rise Lucifero stringendo l' occhio quando lui e gli angeli furon da soli:
"Guarda che roba! Si vede che è vecchio: l'ha fatto tutto schiacciato sui poli!"
Per riempire 'sto bell'ambiente voglio metterci tante piante.
"Forza, Lucifero, datti da fare, ordina semi, concime e trattore,
voglio un giardino senza uguali, voglio riempirlo con degli animali!
Ma cosa fa 'sto cane che ho appena creato? Boia d'un Giuda, m' ha morsicato!
"Piuttosto fallo vedere da un veterinario, che non vorrei aver creato anche la rabbia, già così...cos'è che non ho creato? Lo sapevo: l'uomo non ho creato! Grazie, mi fate sempre fare tutto a me, mi tocca sempre fare! Qua se non ci sono io che penso a tutto.. va beh, nessuno è perfetto... sì, lo so che sono l'Essere Perfettissimo Creatore e Signore. Grazie! Adesso ti trasformo in serpente così impari, striscia mo' lì! Viuscia via!"
E portarono al vecchio quello che c' era rimasto ... c'era un po' di formaggio e due scatolette di Simmenthal, cioè lui li mise assieme e poi...
Prese un poco di argilla rossa, fece la carne, fece le ossa,
ci sputò sopra, ci fu un gran tuono ed è in quel modo che è nato l'uomo...
Una bolognese me la fate fare? E anche questa è una canzone ecologica. Esisteva in quel di San Lazzaro di Savena, vicino a Bologna, una fiera mercato molti anni fa, di prodotti ortofrutticoli. A quei tempi così belli e felici eccetera non esisteva il denaro e ogni scambio avveniva in natura. E... uno andava là con queste cose, si scambiava e tornava a casa contento, no? La canzone nella fattispecie narra la storia di un giovinetto che va là, con due piccioni da vendere, scambia i due piccioni con la giovinetta con quello che ne segue...
'A san sté a la Fiera di S. Làsaro, oilì, oilà,
'a san sté a la Fiera di S. Làsaro, oilì, oilà,
a' i' ò cumpré du' béi pisòn, com' eren béii, com' eren bòn,
a' i' ò cumpré du' béi pisòn, com' eren béii, com' eren bòn
[parlato]
Molto facile: dice "Sono stato alla fiera di San Lazzaro oilì, oilà, ho comperato due bei piccioni, com' erano belli, com' erano buoni!"
La selta fòra 'na ragassòla, oilì, oilà,
[parlato]
Cioè balza una giovinetta
la selta fòra 'na ragassòla, oilì, oilà...
"Ma c'sa vliv pi 'du pisòn?", com' eren béii, com' eren bòn,
"ma c'sa vliv pi 'du pisòn?", com' eren béii, com' eren bòn...
[parlato]
"Cosa volete per i due piccioni ?" domanda la ragazza. E il giovine che non sa cosa volere... cioè probabilmente il piccione era merce proibita che non poteva essere scambiata in pubblico, difatti i giovani se la scambiano nascostamente
'A l'a purté dentr'a una pòrta, oilì, oilà,
la portai dentro a una porta, oilì, oilà,
sò la stanèla, zò i bragòn, com' eren béii, com' eren bòn,
sò la stanèla, zò i bragòn, com' eren béii, com' eren bòn....
[parlato]
Cioè, mi dispiace che voi non abbiate capito, probabilmente: è una danza, una... una danza rituale, fallica, molto antica. "Su la sottana, giù le braghe" dice... la canzone. C'è questo bel movimento così no, "tac tac". Mentre i giovini sono lì che si scambiano il piccione... compare il terzo incomodo, il voieur, che poi è una voies: che è una laida vecchiaccia.
La sélta fòra 'na brèda v'sciassa, oilì, oilà.
sélta fòra 'na brèda v'sciassa, oilì, oilà
"Ma c'sa fé 'du spurcassciòn, com' eren béii, com' eren bòn,
ma c'sa fé 'du spurcassciòn, com' eren béii, com' eren bòn..."
[parlato]
Molto meravigliata la vecchia, dice: "cosa fate, sporcaccioni!?". Il giovane sorpreso in questa... ( il pubblico suggerisce "fragranza" ) esatto, batte tutti i... cioè... dicevo ultimamamente che a Monaco non è ancora prevista come.. come specialità olimpionica
l' arcitura della fessa... Sono tre secondi e due... zip! E' un lampo! Velocissimo. Tre secondi e due decimi. E dice la prima cosa che gli passa per la testa:
Siamo qui che giochiamo alla merla oilì, oilà,
siamo qui che giochiamo alla merla oil...
[parlato]
Ma la vecchia non si fa ingannare da queste cose, la vecchia... eh eh, dice "ragazzo mio, io ai miei eh!". Dice "voi non state giocando alla merla, buffoncelli! Altro gioco..."
"Seh, la merla i mi cojon com' eren béii, com' eren bòn,
seh, la merla i mi cojon com' eren béii, com' eren bòn..."
[parlato]
Questo stacco della lingua m...i mi ... "Cojon, seh la merla i mi cojon" vuol dire "Sì la merla i miei quaglioni".... I quaglioni sono delle quaglie... La vecchia dice "Sì, la merla i miei quaglioni...", no? Sii....
Poi la vecchia ricorda, col Leopardi "Le rimembranze" dicevamo, vero?
"Anca mè, quand'a l'era giuv'nassa, oilì, oi...
[parlato]
Quando ero giovinazza, no?
anca mè, quand'a l'era giuv'nassa, oilì, oilà...
A' n'ò ciapé di bi pzulon , com' eren béii, com' eren bòn
A' n'ò ciapé di bi pzulon , com' eren béii, com' eren bòn..."
[parlato]
Cioè "ne ho presi dei pezzoloni..." Ora, si ignora esattamente cosa sia il pezzolone. Il pezzolone potrebbe essere... vedi tu, un sacerdote di questo culto piccionico che esisteva a San Lazzaro. Oppure, pare però da alcuni studi più recenti che il pezzolone sia un' antica misura bolognese: esisteva il braccio, la pertica e il pezzolone, che grosso modo...
Però la vecchia nel finale svela il suo laido retroscena; non nel senso buono della parola, cioè... è discutibile il senso buono..., trattandosi del retroscena della vecchia... Però c'è da spiegare cos'è prima il fittone. Chiamasi "fittone" il normale paracarro, cioè quelle cose così, no...?
"E anc' adesso che son' una v'sciàssa, oilì, oilà
e anc' adesso che son' una v'sciàssa, oilì, oilà....
'a' m' la sfrài contr' i fittòn, com' eren béii, com' eren bòn,
'a' m' la sfrài contr' i fittòn, com' eren béii, com' eren bòn..."
..Amore, colomba, fiore, amore fragile e forte, sfrontatezza e pudore, compagna di gioia e sorte, sapore amaro e dolcezza, con l' arcobaleno fra le dita, vorrei perdermi nel tuo respiro, vorrei offrirti questa mia vita...
Canzone della colomba e del fiore - Francesco Guccini
Amore, s'io fossi aria, le tue rondini vorrei, per guardarmele ogni minuto e farle volare negli occhi miei, quelle rondini bianche e nere che anche mute dicono tanto: tutta la gioia di mille sere ed un momento solo di pianto ed un momento solo di pianto ed un momento solo di pianto ed un momento solo di pianto...
Amore, mai sarò stanco di bermi tutto il tuo miele, quando ridi o quando mi parli in me si gonfiano mille vele ; quando un sogno od un tuo segreto ti fan seria e sembri rubata, guizzan pesci tra i tuoi due fiori, rivive l' anima mia assetata rivive l' anima mia assetata, rivive l' anima mia assetata rivive l' anima mia assetata...
Amore, pensa s'io avessi una torre colombaria per far posare le tue due colombe stanche di volare in aria, vederle alzarsi dritte nel cielo e atterrare fra le mie mani per carezzarle dentro ai miei oggi e baciarle fino a domani e baciarle fino a domani, e baciarle fino a domani e baciarle fino a domani...
Amore, nel mio giardino vorrei fiorisse la tua rosa perchè l' anima mia si perda dove il corpo rinasce e riposa, quella rosa di primavera sempre rorida di rugiada, misteriosa come la sera, balenante come una spada balenante come una spada, balenante come una spada, balenante come una spada....
Amore, colomba, fiore, amore fragile e forte, sfrontatezza e pudore, compagna di gioia e sorte, sapore amaro e dolcezza, con l' arcobaleno fra le dita, vorrei perdermi nel tuo respiro, vorrei offrirti questa mia vita vorrei offrirti questa mia vita, vorrei offrirti questa mia vita, vorrei offrirti questa mia vita...
...ma dimmi cosa fai lontana via nell' altra stanza,
ma dimmi cosa fai della tua vita.
O sera, scendi presto! O mondo nuovo, arriva!
Rivoluzione, cambia qualche cosa!
Cancella il ghigno solito di questa ormai corrosa
mia stanca civiltà che si trascina....
....noi siamo come tutti e un poco giorno dopo giorno
sciupiamo i nostri oggi come ieri.
Ma poi che cosa importa? Bisogna stare ai patti:
non voglio il paradiso né l'inferno.
Se a volte urlo la rabbia, poi dimentico e mi perdo
nei mondi dentro agli occhi dei miei gatti.....
Canzone Delle Situazioni Differenti - Francesco Guccini -
Andammo i pomeriggi cercando affiatamento, scoprivo gli USA e rari giornaletti. Ridesti nel vedermi grande e grosso coi fumetti, anch' io sorrisi sempre più scontento.
Poi scrissi il nome tuo versando piano sulla neve la strana cosa che sembrava vino, mi aveva affascinato il suo colore di rubino: perchè lo cancellasti con il piede?
La scatola meccanica per musica è esaurita, rimane solo l' eco in lontananza, ma dimmi cosa fai lontana via nell' altra stanza, ma dimmi cosa fai della tua vita. O sera, scendi presto! O mondo nuovo, arriva! Rivoluzione, cambia qualche cosa! Cancella il ghigno solito di questa ormai corrosa mia stanca civiltà che si trascina.
Poi piovve all' improvviso sull' Amstel, ti ricordi? Dicesti qualche cosa sorridendo; risposi, credo, anch' io qualche banalità scoprendo il fascino di un dialogo tra i sordi.
Tuo nonno era un grand' uomo, famoso chissà cosa, di loro si usa dire "è ancora in gamba". Mi espose a gesti e a sputi quella "weltanshauung" sua stramba puntando come un indice una rosa.
Malinconie discrete che non sanno star segrete, le piccole modeste storie mie, che non si son mai messe addosso il nome di poesie, amiche mie di sempre, voi sapete! Ebbrezze conosciute già forse troppe volte: di giorno bevo l' acqua e faccio il saggio. Per questo solo a notte ho quattro soldi di messaggio da urlare in faccia a chi non lo raccoglie.
Il tuo patrigno era un noto musicista, tuo padre lo incontravi a qualche mostra. Bevemmo il tè per terra e mi piaceva quella giostra di gente nelle storie tue d' artista.
Mi confidasti trepida non so quale segreto dicendo "donna" e non "la cameriera". Tua madre aveva un forte mal di testa quella sera: fui premuroso, timido, discreto.
E tu nell' altra stanza che insegui i tuoi pensieri, non creder che ci sia di meglio attorno: noi siamo come tutti e un poco giorno dopo giorno sciupiamo i nostri oggi come ieri. Ma poi che cosa importa? Bisogna stare ai patti: non voglio il paradiso né l'inferno. Se a volte urlo la rabbia, poi dimentico e mi perdo nei mondi dentro agli occhi dei miei gatti.
Uscimmo un po' accaldati per il troppo vino nero, danzammo sulla strada, già albeggiava. Sembrava una commedia musicale americana, tu non lo sai, ma dentro me ridevo...
...parlare era soltanto un altro inutile delitto contro le nostre vite...
...A chi è triste di suo come un limone già adoperato dà ancora più tristezza mangiar male...
Inutile Francesco Guccini
A Rimini la spiaggia com'è vuota, quasi inutile di marzo, deserta dell' estate, in ogni simbolo imbecille e vacanziera e noi, senza nemmeno un poco d' ironia, fra gusci e quarzo, ad inventare insieme primavera.
Era piovuto piano e senza pause quasi fino a quel momento, picchiando sopra ai pali della spiaggia il mare si spezzava in lembi; nel ristorante vuoto il cameriere, assorto e lento, cifrava il rebus dei cumulonembi.
Compiendo poi quel rito inevitabile e abusato, corremmo coraggiosi e scalzi lungo la battigia: di un verde di bottiglia era quel mare affaticato, l' aria una stanza grigia...
Scoprimmo che oggi il mare lascia un povero relitto, naufragi di catrame e di lattine arrugginite: parlare era soltanto un altro inutile delitto contro le nostre vite...
Parlare, poi di cosa? Di quel vino troppo freddo e un poco andato? O di quel fritto misto dato lì con malagrazia naturale? A chi è triste di suo come un limone già adoperato dà ancora più tristezza mangiar male...
E dire che volevo regalarti un compleanno un po' diverso, ma in noi turisti fuori di stagione c'era tutto di sbagliato: la notte, già una cosa andata via, il mattino perso e il pomeriggio forse già sciupato...
Però malgrado tutto si era stati bene assieme, così, senza un futuro, in incertezza intenerita. Pensavo: "Farlo o no? Parlare o no? Restare assieme e poi cambiarsi vita?
Ma se fossimo stati un' altra coppia fra le tante avremmo trasformato tutto in quella poca gioia o avremmo litigato per sfogare ad ogni istante l' urlare della noia?
Domanda forse inutile, com'era forse inutile quel giorno, da prendere così come veniva, senza calcolare il resto; ci salutammo in fretta e in fretta anch' io feci ritorno: di marzo si fa sera ancora presto...
...Cantare il tempo andato sarà il mio tema perchè negli anni uguale sempre è il problema...
Il Tema - Francesco Guccini
Un anno è andato via della mia vita, già vedo danzar l' altro che passerà. Cantare il tempo andato sarà il mio tema perchè negli anni uguale sempre è il problema:
e dirò sempre le stesse cose viste sotto mille angoli diversi, cercherò i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni, i visi che si sono persi, canterò soltanto il tempo...
Ed ora dove sei tu che sapevi ridare ai giorni e ai mesi un qualche senso. La giostra dei miei simboli fluisce uguale per trarre anche dal male qualche compenso:
e dirò di pietre consumate, di città finite, morte sensazioni, racconterò le mie visioni spente di fantasmi e gente lungo le stagioni e canterò soltanto il tempo...
E via, e via, e via parole vane che scivolano piane dalle chitarre e se ne vanno e vibrano, non resta niente, un suono che si sente e poi scompare...
E sono qui sempre le stesse cose viste sotto mille angoli diversi, e cercherò i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni, i visi che si sono persi, e canterò soltanto il tempo...